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Secondo volume della collana Spettacolo e Comunicazione, L'immagine evocata affronta la questione della narrazione filmica nell'istantaneità e nella progressione della combinazione audiovisiva. Confrontandosi direttamente con i film di Cocteau, Godard, Rohmer, Truffaut e altri maestri del cinema francese, Gabriele Anaclerio indaga il rapporto “narrativo” tra immagine e suono. Con l’introduzione del concetto di voce “fuori quadro” – in un’accezione
“spostata” rispetto agli apporti di Ejzenštejn e Aumont –, egli propone una tipologia narrativa “audiovisiva” e costruisce un originale modello di interpretazione del binomio immagine-suono.
Gabriele Anaclerio (Roma, 1979) è Dottore di ricerca in Cinema presso le Università Roma Tre e Paris X-Nanterre. Attualmente si occupa di questioni legate alla voce e alle contaminazioni intermediali tra la parola letteraria e l’immagine cinematografica. Nel 2006 ha pubblicato la raccolta di sceneggiature di Robert Desnos Follie cinematografiche di un sognatore.
È possibile scaricare la prefazione di Giorgio De Vincenti, direttore della collana, e la premessa dell'autore del libro cliccando qui.
Negli ultimi anni, fra critici e studiosi di cinema, si è acceso un dibattito serrato sul senso e le prospettive del "lavoro sul film", perchè il pericolo è sovente quello di ripetersi o di percorrere teorie "fuori moda".
Il metodo critico-analitico adottato da Anaclerio è incentrato sul rapporto "narrativo" tra immagine e suono. Si tratta - come sottolinea De Vincenti nella prefazione - di un approccio poco sfruttato dalla critica ma promettente e fecondo. La prevalenza dell'immagine sul suono ha performato gli studi all'insegna di un monopolio visivo, tuttavia la presenza del suono non è marginale nell'economia complessiva del prodotto filmico e il metodo di analisi va riequilibrato a partire dalla consapevolezza del "potenziale narrativo del verbale e dell'iconico" fino a una "esplosione del testo narrativo", orizzonte e aspirazione dell'autore di questo saggio.
Anaclerio studia il potenziale di quella che lui steso definisce "l'immagine sonora", in cui spesso il suono e il racconto verbale si impossessano della storia e "le immagini si adeguano non soltanto al referente verbale, bensì anche al suo stile", così parola, racconto, voce over possono contribuire alla costruzione del ritmo e a definire lo stile del film.
La rivista del cinema (n.60 - giugno 2008)
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