Tullio Kezich, il mestiere della scrittura - Riccardo Costantini e Federico Zecca

Riccardo Costantini e Federico Zecca (a cura di)

Tullio Kezich, il mestiere della scrittura

 

2008, Torino: Edizioni Kaplan.

pp. 432, 21 immagini in bianco e nero,

ISBN: 978-88-89908-17-04, € 24,00

 

Questo libro si presenta come momento di analisi della sconfinata produzione di Tullio Kezich: dalla critica cinematografica al romanzo epistolare, dalla pièce teatrale alla sceneggiatura televisiva. Il volume contiene saggi di: Nuccio Lodato, Alberto Pezzotta, Roy Menarini, Claudio Bisoni, Claudio G. Fava, Marcello Monaldi, Elvio Guagnini, Fabio Francione, Valentina Re, Maria Pia Pagani, Cecilia Serradimigni, Paolo Quazzolo, Maurizio Giammusso, Simone Venturini, Giovanni Vallon e le testimonianze di Morando Morandini, Lino Carpinteri, Lina Job Wertmüller, Franco Giraldi, Francesco Rosi, Francesco Macedonio, Ermanno Olmi, Lorenzo Codelli, e racchiude, fra gli altri, due importanti testi teatrali kezichiani rimasti finora inediti: Fellini. Biografia immaginaria di una coppia di ballerini che forse sono una persona sola e Italo Svevo, genero letterario.

 

Il suo compleanno (ottant’anni) cade, in effetti, più avanti nell’anno, il 17 settembre. Ma ad anticiparlo è arrivato un bel librone, Tullio Kezich. Il mestiere della scrittura [...] e non mi perdo certo l’occasione di fare gli auguri a quello che considero un maestro [...]. Trovo molto appropriato il titolo Il mestiere della scrittura, perché non si sa quale “cappello” mettere sulla testa di Kezich per definirlo: quello di drammaturgo [...], di storico del cinema [...], di produttore [...], di sceneggiatore [...], di narratore [...], o quello per cui è forse più noto, di critico cinematografico, per «Repubblica» prima e, poi, per «Il Corriere della Sera».

In effetti, quello di “scrittore” è il più compiuto. Un maestro della bella scrittura funzionale, senza sbavature, costruita ad arte, giornalistica per presa, letteraria per ricchezza, antiretorica per scelta e talento. [...] Le sue recensioni insegnano che il cinema non è fatto soltanto di cinema, ma della profonda conoscenza dei mille rivoli (la letteratura, la musica, l’arte, la società) che lo compongono. Insomma, grazie, caro Tullio, continua a rallegrarci.

 

Irene Bignardi, «Il venerdì di Repubblica», n. 1044 (21 marzo 2008)

 

 

 

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