Questo libro si presenta come momento di analisi della sconfinata produzione di Tullio Kezich: dalla critica cinematografica al romanzo epistolare, dalla pièce teatrale alla sceneggiatura televisiva. Il volume contiene saggi di: Nuccio Lodato, Alberto Pezzotta, Roy Menarini, Claudio Bisoni, Claudio G. Fava, Marcello Monaldi, Elvio Guagnini, Fabio Francione, Valentina Re, Maria Pia Pagani, Cecilia Serradimigni, Paolo Quazzolo, Maurizio Giammusso, Simone Venturini, Giovanni Vallon e le testimonianze di Morando Morandini, Lino Carpinteri, Lina Job Wertmüller, Franco Giraldi, Francesco Rosi, Francesco Macedonio, Ermanno Olmi, Lorenzo Codelli, e racchiude, fra gli altri, due importanti testi teatrali kezichiani rimasti finora inediti: Fellini. Biografia immaginaria di una coppia di ballerini che forse sono una persona sola e Italo Svevo, genero letterario.
«Il suo compleanno (ottant’anni) cade, in effetti, più avanti nell’anno, il 17 settembre. Ma ad anticiparlo è arrivato un bel librone, Tullio Kezich. Il mestiere della scrittura [...] e non mi perdo certo l’occasione di fare gli auguri a quello che considero un maestro [...]. Trovo molto appropriato il titolo Il mestiere della scrittura, perché non si sa quale “cappello” mettere sulla testa di Kezich per definirlo: quello di drammaturgo [...], di storico del cinema [...], di produttore [...], di sceneggiatore [...], di narratore [...], o quello per cui è forse più noto, di critico cinematografico, per «Repubblica» prima e, poi, per «Il Corriere della Sera».
In effetti, quello di “scrittore” è il più compiuto. Un maestro della bella scrittura funzionale, senza sbavature, costruita ad arte, giornalistica per presa, letteraria per ricchezza, antiretorica per scelta e talento. [...] Le sue recensioni insegnano che il cinema non è fatto soltanto di cinema, ma della profonda conoscenza dei mille rivoli (la letteratura, la musica, l’arte, la società) che lo compongono. Insomma, grazie, caro Tullio, continua a rallegrarci».
Irene Bignardi, «Il venerdì di Repubblica», n.1044, 21 marzo 2008
«È il critico per eccellenza, con oltre mezzo secolo di firma sui quotidiani e sulle riviste più importanti; ma "il mestiere della scrittura", ragione e sale della sua vita, significa per Tullio Kezich ben più che le sue recensioni e i saggi su migliaia di film (con amori dichiarati, il western per esempio, e con un sostanziale rispetto per altri generi). Dalla critica cinematografica al romanzo epistolare, dalla pièce teatrale alla sceneggiatura televisiva, l'attività ininterrotta di Kezich copre un ventaglio di interessi e di esperienze che ne fanno un autore in servizio permanente, fedele a direttrici culturali e connotati stilistici espressi con un riconoscibile nitore di comunicazione.
Questo corposo volume, edito in occasione della retrospettiva a lui dedicata al Trieste Film Festival del gennaio scorso, e realizzato con il concorso di varie istituzioni triestine, a cominciare dall'Università, contiene una quindicina di saggi dovuti a qualificati colleghi critici e docenti che esaminano la sua opera da varie angolazioni, un'intervista a cura di Giovanni Vallon, una serie di "testimonianze" di critici e cineasti e un'ampia selezione di scritti dello stesso Kezich su cinema e teatro e, con diretto coinvolgimento personale, sulla triestinità.
In appendice una accorata lettera di Strehler (del 1974) piena di riflessioni e interrogativi sulle condizioni del teatro in Italia. Ricca, infine, la sezione degli "apparati", con nota biografica, autobiografia cronologica, bibliografia, teatrografia, tvgrafia e, naturalmente, indici».
«Film D.O.C.», n.78/2008
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